Secondo lEdelman Trust Barometer il 78% degli italiani crede che le imprese possano compiere azioni specifiche mirate non solo al profitto, ma anche alla crescita delle comunità in cui operano.

To Give back non è un’utopia e per me è sempre stato un dovere.

Restituire: parte della mia fortuna, felicità ,tempo, denaro a chi ha di meno, a chi è meno fortunato, a chi nella vita è rimasto indietro o anche solo nato nell’emisfero più povero del pianeta.

Per questo scelgo di produrre il più possibile con piccoli artigiani che lavorano soli o con la loro famiglia (le mie piccole sartorie di Jaipur e Delhi per esempio, oppure con cooperative sociali di donne che si sono unite per proteggere il proprio lavoro, troppo spesso sfruttato.

Come Doha che insegna ricamo alle donne di Marrakech oppure Cristina un’indigena Wayuu della Colombia che ha creato una cooperativa di artigiane della mochila, la tradizionale borsa colombiana, o Samia la sarta tunisina che realizza le Samia shirt nella cooperativa di donne che a Parma ha fondato la mia amica Elisabetta (www.lunariacooperativa.it)

Se non trovo cooperative sociali allora scelgo realtà che poi restituiscono parte del ricavato a sostegno di progetti locali. Come la fabbrica di tappeti in Rajastan, che utilizzo anche per fare le borse, che ha attivato un progetto a sostegno delle scuole dei villaggi più remoti per le quali acquista banchi, sedie, materiale scolastico, computer.

Il 5% del ricavato della vendita dei prodotti Dress more with less che vengono realizzati in India, lo dono alla onlus italiana Vivere con Lentezza (www.vivereconlentezza.it)

Ella, è la responsabile, la vedete nelle foto con me nella piccola scuola della bidonville che sorge nella discarica di Jaipur e poi con Usha, una delle ragazze che l’associazione ha strappato alla bidonville e ad un matrimonio combinato con un uomo molto più anziano di lei. Ora vive con il marito che ha scelto lei, in un alloggio trovato dall’associazione e ha avviato una piccola produzione di borsellini in tessuto e riparazioni a domicilio. L’associazione sostiene l’emancipazione di diverse ragazze di Jaipur. E’ una piccola onlus che fa piccoli progetti ma molto concreti grazie ai fondi donati da me e da altri privati.

Ma anche, quando non si hanno le possibilità economiche, aiutare chi è rimasto indietro, si può.
Basta rinunciare a parte del proprio tempo libero per dedicarsi agli altri.
Il vero lusso oggi è quello. Il tempo libero .
Un bene prezioso.
Per molti vale più del denaro.
La parola d’ordine è condivisione.
Mettere a disposizione di chi è meno fortunato
la propria felicità,
il proprio tempo,
le proprie capacità.
Ciascuno di noi sa fare qualcosa che può essere d’aiuto agli altri.
Cosi, nella mia seconda vita ho scelto di dedicare ancora più tempo a chi ha bisogno del mio aiuto.
Ho scelto di mettere a disposizione degli altri le mie capacità, la mia rete di conoscenze, e parte del mio tempo libero. Come volontaria, senza alcun tornaconto economico.
Milioni di persone nel mondo fanno la mia scelta.
Che non ha nulla di speciale, intendiamoci.
Mi sono semplicemente unita a loro e con un gruppo di amici abbiamo fondato Riscatti (www.ri-scatti.it), una piccola associazione che utilizza le immagini, la fotografia, come terapia per raccontare un disagio, un dolore, un momento anche transitorio di difficoltà.

E da quando vivo negli Stati Uniti dedico ore di volontariato per fare gli scatoloni di Feeding South Florida, il banco alimentare americano. Un piccolo gesto, un inizio.

“Non è tanto quanto diamo ma l’amore che
mettiamo nel dare”
Madre Teresa di Calcutta